Oltre la Cronaca: Perché la Paura della Punizione Non Basta Più per Educare i Nostri Ragazzi
Buongiorno "anime fragili" e ben ritrovati sul blog.
Oggi ci troviamo di fronte a un fatto di cronaca che ha scosso profondamente l'opinione pubblica, unendo in un unico, tragico evento due delle figure per me più importanti e per le quali mi batto da sempre: i giovani e la scuola. Parliamo, purtroppo, del giovane di soli 13 anni che ha accoltellato la sua maestra.
Il mio obiettivo oggi, tuttavia, non è quello di soffermarmi sull'azione finale o sui dettagli cruenti, compito che lascio volentieri ai giornalisti. Indossando le vesti di studioso di sociologia, psicologia e filosofia, voglio invitarvi a fare un passo indietro. Quando ci troviamo di fronte a comportamenti devianti all'interno della società, è fondamentale fare un excursus storico e psicologico per arrivare alla radice del problema. Analizzando questo caso, ho individuato delle falle enormi nel nostro modo di pensare ed educare.
L'illusione del sistema sanzionatorio
Il primo grande errore che commettiamo come società è credere che l'impalcatura legislativa in cui viviamo sia sufficiente a prevenire il male. Viviamo in un contesto storico moderno in cui ogni comportamento è ormai codificato e a ogni azione deviante corrisponde una determinata conseguenza o pena. Questo ci illude che nessuno oserà più comportarsi in maniera sbagliata, ma, evidentemente, i fatti ci dimostrano che non è affatto così.
Il mito dell'inconsapevolezza giovanile
Il secondo errore, forse ancora più grave, è la tendenza a giustificare o sminuire l'accaduto pensando che un ragazzo di 13 anni non fosse pienamente consapevole delle proprie azioni, magari a causa di lacune nel suo percorso evolutivo o educativo. La cruda realtà è che questo ragazzo sapeva benissimo cosa stava facendo.
L'atto è stato pianificato, organizzato e premeditato con una lucidità disarmante. Egli era perfettamente a conoscenza della legge e sapeva che, avendo solo 13 anni, il sistema non lo avrebbe ritenuto penalmente imputabile (la soglia di imputabilità è infatti fissata a 14 anni). Ha conosciuto la regola e, anziché rispettarla, ha semplicemente calcolato come aggirarla.
Il dilemma sociale: Paura della pena vs. Valore della regola
Questo ci porta al dilemma cruciale, al problema più grande della nostra società odierna: abbiamo ridotto l'adattamento del nostro comportamento al solo scopo di evitare una pena.
L'idea dominante è: "Non mi comporto male solo perché altrimenti subisco una conseguenza penale". Finché continueremo a basare la nostra convivenza civile esclusivamente sulla paura della norma e della punizione, falliremo. Avremo sicuramente persone che non commetteranno mai reati, ma lo faranno solo per timore, pronte a infrangere le regole non appena troveranno una via di fuga o una scappatoia legale. Le leggi esistono da migliaia di anni, eppure continuiamo a infrangerle proprio perché non ne comprendiamo il valore morale e intrinseco.
Il ruolo degli adulti e l'insegnamento della maestra
Come possiamo, quindi, evitare che fatti così brutti e cruenti si ripetano all'interno di una struttura fondamentale per la crescita come la scuola?
La risposta risiede nel nostro compito di adulti, genitori e docenti. Dobbiamo smettere di usare la punizione come unico deterrente e iniziare a insegnare il vero valore del comportamento. Dobbiamo far capire ai giovani la differenza tra un'azione giusta e una sbagliata, spiegando che un'azione va fatta perché è giusta in sé, non perché se si sbaglia si riceve una punizione. Il sistema basato solo sul terrore della sanzione ha ampiamente dimostrato di essere fallimentare.
In questo scenario così buio, una luce arriva proprio dalla vittima di questa vicenda. Ammiro profondamente la maestra che, uscendo dall'ospedale, ha lanciato un appello potentissimo: non crocifiggere il ragazzo. Questa docente ha capito prima di tutti noi che quel tredicenne è in realtà la vittima e il frutto di una società, di un processo di crescita e di un percorso educativo profondamente sbagliati.
Vi lascio con un invito e un appello: facciamoci tutti un esame di coscienza. Ognuno di noi, per le proprie competenze e il proprio ruolo, si impegni a trasmettere ai più giovani il valore intrinseco e profondo delle regole, che sono la base del nostro vivere comune.
Un saluto, come sempre, a tutte le mie anime fragili. Al prossimo approfondimento.
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