Il Banchetto della Vita: Riflessioni sull'Effimero e l'Invito di Epicuro
"La vita è un banchetto da cui si può essere cacciati via in qualsiasi momento".
È con questa folgorante e cruda affermazione, attribuita alla saggezza del filosofo greco Epicuro, che voglio aprire la riflessione di oggi. Noi esseri umani siamo soliti camminare per il mondo con l'illusione dell'eternità in tasca, dando per scontato il sole che sorge e il tempo che ci è concesso. Eppure, ci sono giorni, ci sono eventi, che ci costringono a fermarci, a toglierci questa benda dagli occhi e a guardare in faccia la reale essenza della nostra esistenza: la sua estrema e dolorosa fragilità.
Questo pensiero si è fatto spazio nella mia mente in un sabato particolare, un sabato segnato da un evento che nessuna comunità vorrebbe mai vivere: il funerale di una ragazza molto giovane della nostra città, Riccione. La scomparsa prematura di una giovane vita è uno di quei momenti in cui il velo delle nostre certezze si strappa. Ci fa comprendere quanto, a volte, la nostra permanenza su questa terra possa essere futile, sfuggente e incredibilmente veloce.
La Metafora del Banchetto
Epicuro, maestro nella riflessione sulla ricerca della felicità e sull'accettazione della mortalità, utilizzava spesso immagini legate alla quotidianità per spiegare concetti immensi. La metafora del "banchetto" è forse una delle più potenti e calzanti per descrivere il nostro passaggio terreno.
Immaginate un immenso e magnifico tavolo imbandito, carico di ogni esperienza, emozione, incontro e sapore che l'universo ha da offrire. Quando nasciamo, ci viene assegnato un posto a questa tavola. Ci sediamo, pieni di aspettative, e iniziamo a consumare ciò che ci viene servito. Ma c'è una regola in questo banchetto, una regola non scritta e spesso ignorata: nessuno di noi conosce il menù completo, e, soprattutto, nessuno conosce l'orario in cui il padrone di casa deciderà che il nostro pasto è finito.
Come in ogni cena che si rispetti, le portate si susseguono. Eppure, in questa tavolata che è l'esistenza, i destini dei commensali sono drasticamente diversi. C'è chi ha il privilegio e la fortuna di gustare ogni singola portata, vivendo abbastanza a lungo da arrivare fino alla frutta, assaporando la dolcezza e talvolta l'amarezza della vecchiaia. Poi, tragicamente, c'è chi viene interrotto brutalmente. Ci sono persone a cui il destino concede appena il tempo di assaggiare l'antipasto della vita, prima di essere costrette ad alzarsi da quella sedia in modo definitivo e irrevocabile.
Il pensiero che non sappiamo nemmeno se riusciremo ad arrivare al "secondo" piatto è un promemoria spietato, ma profondamente necessario.
L'Illusione del Controllo e l'Ansia del Domani
Siamo "anime fragili", e spesso sprechiamo le portate del nostro banchetto lamentandoci di ciò che ci è stato servito, o guardando con invidia il piatto del nostro vicino. Passiamo il tempo a preoccuparci per il momento in cui arriverà il dolce, dimenticandoci di masticare e gustare l'antipasto che abbiamo letteralmente sotto il naso.
L'insegnamento che possiamo trarre da tragedie incomprensibili come la perdita di una ragazza nel fiore degli anni non è, e non deve essere, un invito al nichilismo o alla disperazione. Al contrario, la consapevolezza di poter essere allontanati dal tavolo "in qualsiasi momento" deve agire come una potentissima sveglia per le nostre coscienze.
Il Dovere della Gratitudine e il Coraggio di Godere
Se è vero che la vita è così imprevedibile, qual è la nostra unica via di salvezza? La risposta è tanto semplice quanto difficile da mettere in pratica: dobbiamo imparare a godere di ogni singolo momento.
Sedersi a questo immenso tavolo che è la vita non deve essere un atto passivo. Deve essere una scelta consapevole di presenza. Dobbiamo imparare a ringraziare ogni giorno per il semplice fatto di avere ancora una sedia, per avere ancora un piatto davanti a noi, per il calore delle persone che siedono al nostro fianco.
La gratitudine è il vero condimento che dà sapore all'esistenza. Non si tratta di fingere che il dolore non esista, o che non ci siano piatti amari da mandare giù. Si tratta di onorare il tempo che ci viene concesso. Mangiare al banchetto finché il tempo ci darà il permesso significa non sprecare nemmeno una briciola delle emozioni, dei legami e delle opportunità che la giornata ci offre.
Questo è il modo migliore per onorare chi ha dovuto lasciare la tavola troppo presto. Vivere pienamente, ridere rumorosamente, amare senza riserve e gustare tutto l'antipasto, il primo, il secondo, e sperare, con umiltà, di arrivare alla frutta.
A te, che hai lasciato questo banchetto avendo appena assaggiato il primo sapore della tua giovinezza, va il nostro pensiero più dolce e la nostra promessa di non sprecare il pasto che ci è ancora concesso.
Ciao, Chiaretta.
Aggiungi commento
Commenti