Negli ultimi anni ho compreso che le materie, da sole, non bastano più. Non bastano perché la realtà non è fatta di compartimenti stagni, e la vita non si divide in ore di lezione. I ragazzi lo sentono, anche se non sempre sanno esprimerlo, percepiscono che ciò che imparano in un’aula di storia potrebbe parlare anche alla filosofia, e che il latino non è una lingua morta se riesce a dialogare con la cittadinanza. Da questa intuizione nascono i miei progetti interdisciplinari, pensati per restituire all’insegnamento quel respiro unitario che la scuola, spesso senza neanche percepirlo, ha smarrito.
Quando propongo progetti interdisciplinari, parto sempre da una parola chiave, un tema fondante che attraversa epoche e discipline: libertà, giustizia, responsabilità, amore, cittadinanza, verità. Su quel tema costruiamo un percorso, intrecciando le voci dei diversi saperi. È un modo per far comprendere che la scuola non deve solo trasmettere conoscenze, ma anche insegnare a collegarle, a farle dialogare. Solo così si impara davvero a pensare.
Immaginiamo, ad esempio, un progetto sul tema della libertà, in storia si può partire dalle lotte per i diritti civili, dalle rivoluzioni, dai momenti in cui l’uomo ha scelto di liberarsi da una forma di oppressione. In filosofia si possono affrontare i concetti di autonomia e di libero arbitrio, passando da Aristotele a Kant, fino a Sartre. In latino si possono leggere passi di Cicerone, di Seneca, o di Lucrezio, che riflettono su cosa significhi essere liberi interiormente. In educazione civica, infine, si può collegare il tutto alla libertà di pensiero e di espressione sancita dalla Costituzione.
Un unico tema, tante prospettive: il risultato è un’esperienza viva, capace di far vedere ai ragazzi come ogni disciplina custodisca un pezzo di verità e come solo unendo quei frammenti si possa costruire una visione del mondo.
Un altro progetto che amo proporre riguarda il concetto di bene comune. È un tema che attraversa la filosofia politica, ma che può essere compreso solo se messo in relazione con la storia e con la cittadinanza. In filosofia si parte dal pensiero di Aristotele, che definiva l’uomo come “animale politico”, cioè un essere che realizza sé stesso solo nella comunità. In storia si può studiare la nascita delle polis greche o delle repubbliche medievali italiane, esempi di come la vita collettiva sia sempre stata una sfida morale. In latino, testi come il De officiis di Cicerone mostrano come la virtù civica fosse già al centro della formazione del cittadino romano. In educazione civica, infine, si può riflettere su cosa significhi oggi prendersi cura di un bene che appartiene a tutti: l’ambiente, la scuola stessa, il rispetto reciproco.
Il laboratorio si conclude con un’attività pratica: la classe sceglie un piccolo “bene comune” da migliorare, anche solo un angolo dell’edificio scolastico, e lo riqualifica applicandosi in gruppo. In quel gesto c’è la traduzione concreta di un pensiero antico, che dal latino communitas arriva fino a noi.
Quando si parla di interdisciplinarità, molti pensano che sia un concetto astratto o difficile da realizzare, ma in realtà è solo un cambio di sguardo. Basta smettere di insegnare “argomenti” e iniziare a insegnare “relazioni”. È nelle relazioni che nasce la conoscenza vera: tra i testi, tra le idee, tra le persone.
Spesso, durante i miei seminari, ricordo ai docenti che non serve cambiare tutto per innovare davvero. A volte basta creare un ponte tra due lezioni che sembrano lontane. Far leggere un passo di Seneca durante un dibattito sull’educazione civica, o chiedere agli studenti di confrontare la visione dell’uomo di Aristotele con quella di un articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani. In quel momento accade qualcosa di importante: la scuola torna a essere un luogo dove il sapere si fa dialogo, non frammento.
Un progetto a cui tengo particolarmente si intitola “Dal mito alla cittadinanza”. L’idea nasce dal desiderio di mostrare ai ragazzi come le domande che ci poniamo oggi siano le stesse che gli uomini si ponevano già nei secoli passati. Si parte dai miti greci, Prometeo, Antigone, Ulisse, e si arriva alla modernità, riflettendo su temi come la responsabilità, il limite, la libertà di coscienza. Il mito di Antigone, ad esempio, diventa lo spunto per parlare di disobbedienza civile e di conflitto tra legge e coscienza, mentre Prometeo apre il dibattito sul progresso e sui rischi dell’hybris tecnologica. Il latino entra in gioco con i testi classici, la filosofia con le domande di senso, la cittadinanza con il confronto sulle leggi e sui diritti. Alla fine del percorso, gli studenti scrivono una loro “dichiarazione di valori” personali, ispirata ai principi che hanno discusso. È uno dei momenti più belli, vedere come un mito antico possa ancora generare pensiero critico e consapevolezza civile.
Ci sono poi percorsi più operativi, pensati per i diversi gradi scolastici.
Nelle scuole primarie, l’interdisciplinarità si può costruire attraverso racconti morali e piccoli progetti condivisi. Si parte da una fiaba o da una storia che pone un dilemma semplice, come “aiutare l’altro”, “dire la verità”, “condividere” e si collega a brevi riflessioni di storia (il significato delle regole, della cooperazione) e di educazione civica. I bambini disegnano, discutono, scrivono insieme un “codice della classe” che diventa la loro prima Costituzione simbolica. In questo modo imparano che la morale non è un insieme di divieti, ma un cammino collettivo verso il bene.
Nelle scuole medie, invece, si può lavorare sul tema del tempo. Attraverso la storia, si esplora l’evoluzione delle civiltà; in latino, si osserva come le parole che usiamo oggi nascano da radici antiche; in filosofia, si affronta la questione della memoria e dell’identità; in educazione civica, si collega tutto alla responsabilità verso il futuro. Questo progetto aiuta i ragazzi a capire che il tempo non è solo una linea, ma un tessuto di continuità: che ciò che siamo oggi è il frutto di ciò che è stato, e che ogni scelta costruisce ciò che verrà.
Con gli studenti delle scuole superiori, l’interdisciplinarità può diventare una vera e propria palestra di pensiero critico. Un percorso che amo proporre è “Dalla Repubblica di Platone alla Costituzione italiana”. In filosofia si studia la visione platonica dello Stato ideale e del ruolo del filosofo come guida morale. In storia si analizza la nascita delle democrazie moderne. In latino si leggono passi che riflettono sulla virtù civica e sul senso della legge. Infine, in ambito cittadinanza, si mette tutto in relazione con i principi costituzionali. Il risultato è straordinario: i ragazzi comprendono che la Costituzione non è un testo lontano, ma una conquista filosofica e morale, frutto di secoli di pensiero e di sacrificio.
Un altro laboratorio molto apprezzato è “La voce dell’uomo”, dedicato al linguaggio e alla parola. In questo progetto, latino, filosofia e cittadinanza si intrecciano per mostrare come il linguaggio sia non solo uno strumento di comunicazione, ma un atto etico. In filosofia si riflette sul potere della parola, da Socrate a Hannah Arendt. In latino si analizzano le radici di termini come verbum, ratio, humanitas. In cittadinanza si discute della comunicazione responsabile nei social media. L’obiettivo è far capire ai ragazzi che ogni parola detta o scritta ha un peso, che la parola può costruire o distruggere. In un’epoca in cui la comunicazione è rapida e spesso superficiale, insegnare il valore etico del linguaggio è un atto di resistenza culturale.
L’interdisciplinarità, così intesa, non è solo una metodologia didattica, ma una forma di umanesimo rinnovato.
Quando le materie dialogano tra loro, si crea una nuova forma di conoscenza, più profonda, più incarnata, più umana. Gli studenti non si limitano a imparare, ma cominciano a comprendere. Capiscono che dietro ogni formula, ogni testo, ogni data, c’è sempre una domanda sull’uomo. E questa scoperta, spesso, cambia il modo in cui guardano alla scuola, ma anche alla vita.
Il sogno, in fondo, è che ogni istituto possa diventare un laboratorio di pensiero vivo, dove la storia non è solo il passato, il latino non è solo una lingua antica, la filosofia non è solo teoria, e la cittadinanza non è solo un’ora settimanale. Tutto diventa parte di un’unica esperienza educativa: formare persone capaci di pensare, di scegliere, di vivere con responsabilità.
Ogni volta che un docente riesce a collegare due mondi apparentemente lontani, accade qualcosa di meraviglioso. Gli studenti si accorgono che la conoscenza non è un insieme di pezzi, ma un racconto coerente. E in quel momento, spesso silenzioso ma potentissimo, la scuola torna a essere ciò che deve essere, il luogo in cui si impara a diventare umani.
Aggiungi commento
Commenti